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Sottomessa al Piacere - I Marchi Indelebili#7
giorgal73
05.01.2026 |
15.475 |
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"Si posiziona a cavalcioni sul viso di Michela, le ginocchia ai lati della testa, il culo sodo che sfiora il petto..."
«Pulizia finale, Michela,» ordina Giorgio, la voce soddisfatta e rauca. «Prenditi tutto. Non lasciare neanche una goccia.»Mi sporgo avidamente, la faccia già vicina al bacino di Luciana, il naso pieno dell’odore acre di sesso violento. Prima la figa: gonfia, devastata, le labbra rosse e tumefatte che pendono aperte come petali strappati. Cola sborra mista di tre uomini - quella cremosa e densa del terzo peloso, quella più liquida e trasparente del primo e del secondo - il tutto avvolto dagli umori acidi, abbondanti di Luciana, che ancora trema per gli orgasmi forzati. La lingua entra profonda, scava tra le pieghe, succhia il clitoride pulsante, raccoglie ogni rivolo vischioso che scende lento verso l’ano.
Poi passo al culo: spalancato, rosso fuoco, un cratere perfetto dopo il cazzo mostruoso del nero e il sigillo rapido di Marco. È pieno fino all’orlo, la sborra abbondante del nero - scura, densa, con quel retrogusto forte, muschiato, quasi animale - mischiata al carico finale di Marco, più chiaro e cremoso. Cola in fiotti continui, caldi, che mi colpiscono la lingua prima ancora di toccare. Entro con tutta la lingua, ruoto, succhio, le pareti interne ancora contratte che mi stringono intorno. Il sapore è un’esplosione oscena: salato, amaro, terroso, con note di piscio residuo e umori anali, tutto avvolto dagli umori dolci e acidi della figa che colano dall’alto e si mescolano dentro il retto.
Alternando tra i due buchi, la lingua passa da uno all’altro senza sosta: figa - culo - figa - culo. Ogni passaggio porta un nuovo strato di sapore: la sborra del nero domina nel culo, potente e dominante, mentre nella figa prevale il mix dei primi tre, più leggero ma abbondante. È un cocktail denso, vischioso, che mi riempie la bocca, la gola, mi cola sul mento, sul collo. Ingoio convulsamente, ma non ce la faccio a tenere tutto: mi cola dal naso, dalle labbra, mi soffoca per un attimo.
Luciana singhiozza forte, la voce rotta: «Michela cazzo, mi fai venire di nuovo…» Spinge il bacino contro la mia faccia, mi schiaccia il naso sul clitoride, il corpo che trema in un orgasmo lento, silenzioso. I suoi umori freschi mi inondano la lingua, si mescolano alla sborra residua, rendono tutto più liquido, più scivoloso.
Io godo fino al delirio: la lingua piena di sborra di cinque uomini diversi - quattro in lei più Marco - sapori che si sovrappongono, si contrastano, mi invadono il palato, la gola, l’anima. L’ago di Giorgio completa l’ultima 'E' di SLAVE sul mio ventre, un bruciore finale che mi trafigge come un sigillo eterno. Mi sento la schiava più bassa del mondo, la ripulitrice definitiva, l’orinatoio e leccatrice di buchi usati. E questo mi fa venire forte: un orgasmo violento, umido, che schizza attraverso la catenella della fica sigillata, bagna il lettino, mi fa tremare le cosce, un urlo strozzato contro la figa di Luciana.
Il tatuaggio è finito. SLAVE domina il mio ventre, nero, enorme, eterno. E io sono completa.
Ma Luciana, improvvisamente, si tende tutta. Le sue mani, ancora legate, non possono muoversi, ma con un movimento inaspettato del bacino e della testa, mi afferra i capelli con i denti e mi tiene ferma contro la sua figa. Gli occhi, pieni di lacrime e di una vendetta perversa, mi fissano per un secondo.
Poi sento il getto: caldo, forte, salato, direttamente in bocca. Luciana mi piscia dentro, senza preavviso, tenendomi la testa bloccata con la fronte e le mani legate che premono come possono. «Bevi, troia» singhiozza, la voce spezzata tra umiliazione e trionfo. «Bevi me, come io ho bevuto loro»
Il piscio è abbondante, più dolce di quello degli uomini, con il suo sapore intimo che conosco da mesi di umiliazioni condivise. Mi riempie la bocca, la gola, trabocca dagli angoli, mi cola sul viso già sporco di sborra. Ingoio avidamente, tossisco, ma lei non mi lascia scappare: preme più forte, mi soffoca con il suo getto fino all’ultima goccia.
Quando finisce, mi lascia andare. Crollo indietro, la bocca piena del suo piscio, il viso una maschera di fluidi misti.
E godo ancora una volta, un piccolo orgasmo finale, solo per questa sorpresa crudele.
Luciana singhiozza piano: «Ora, siamo pari.»
Ma io sorrido tra le lacrime e il piscio.
*** MICHELA ***
È passata un’altra settimana. Il ventre brucia ancora leggermente sotto la pelle nuova: SLAVE nero, enorme, visibile anche sotto una camicia sbottonata. Ogni volta che mi guardo allo specchio, sento un brivido di orgoglio possessivo. Ma oggi è l’ultimo tatuaggio. Il più intimo. Il più ipnotico.
Il viso stilizzato di Daniela sul seno destro.
Daniela mi ha vestita con un top di pizzo trasparente che lascia il seno quasi nudo e una gonna corta. In macchina mi ha accarezzato il capezzolo attraverso l’anello: «Oggi il pagamento sarà diverso. Ho chiesto a Giorgio sei clienti speciali. Donne. Lesbiche. Tutte sue clienti abituali. Voglio che ti usino come una troia da donne, mentre lui incide il mio viso sulla tua tetta. Tu le farai venire tutte, con la bocca, con le mani, con tutto quello che hanno. E alla fine ti useranno come orinatoio collettivo.»
Il mio clitoride ha pulsato contro la barretta solo a sentirlo.
Arriviamo allo studio. L’atmosfera è diversa: profumo di donne, di eccitazione femminile. Sei donne aspettano, tutte diverse ma accomunate da uno sguardo predatorio.
La prima è una macellaia muscolosa con capelli corti e tatuaggi sulle braccia.
La seconda una femme elegante, tailleur aperto, seni grandi.
La terza una punk con piercing ovunque e cresta viola.
La quarta una mora mediterranea, curve generose, occhi da gatta.
La quinta una bionda nordica alta, corpo atletico da modella.
La sesta una rossa con lentiggini, sorriso crudele e strap-on già pronto in borsa.
Giorgio sorride: «Benvenute, signore. Oggi tatuo il ritratto della Padrona sulla tetta destra della schiava. E voi… la usate come volete. Pagamento anticipato: fatevi servire da lei fino a venire. Tutte quante. E alla fine, un golden shower collettivo sulla faccia e sul seno fresco di tatuaggio.»
Mi sdraio sul lettino, supina, il seno destro esposto, il capezzolo teso per l’eccitazione e la paura. Giorgio prepara l’ago, traccia le linee guida del viso di Daniela: occhi grandi e freddi, bocca sottile, sguardo che mi fisserà per sempre.
Le donne si avvicinano.
*** GIORGIO ***
«Iniziamo,» annuncio, la voce carica di eccitazione. «Prima cliente: la macellaia. Monta sulla faccia della schiava. Voglio che le vieni in bocca mentre inizio il contorno degli occhi della Padrona. Falla soffocare nei tuoi umori, falla bere tutto.»
La macellaia - capelli corti rasati ai lati, muscoli definiti sotto la canottiera aderente, tatuaggi tribali che le coprono le braccia possenti - sorride con un ghigno predatorio. Si toglie i pantaloni cargo con movimenti decisi, restando nuda dalla vita in giù. La sua figa è rasata a zero, le labbra carnose già gonfie e lucide, il clitoride prominente che spunta come un piccolo cazzo. L’odore forte di donna eccitata mi arriva subito: muschiato, intenso, con una nota di sudore e desiderio represso.
Sale sul lettino con passo sicuro, le cosce muscolose che si flettono. Si posiziona a cavalcioni sul viso di Michela, le ginocchia ai lati della testa, il culo sodo che sfiora il petto.
«Guarda questa troia,» dice con voce grave, profonda, da contralto rauco. «Hai già SLAVE sul ventre e il nome della tua Padrona sulla schiena… ora ti userò come il mio personale strap-on vivente. Apri quella bocca da puttana.»
Si abbassa lenta, deliberata, la figa che sfiora prima il naso di Michela, poi le labbra. L’odore la invade, forte, inebriante. «Annusa, cagna. Annusa quanto sono bagnata per umiliarti.»
Poi si siede completamente, coprendo bocca e naso, soffocandola nei suoi umori. «Lecca, troia,» ordina, la voce che vibra di autorità. «Infila quella lingua del cazzo dentro di me. Succhiami il clitoride come se fosse l’ultimo cazzo della tua vita.»
Michela obbedisce all’istante, la lingua entra subito, scava profonda tra le pieghe carnose, succhia il clitoride duro e gonfio, ruota intorno come una trottola. La macellaia geme forte, un suono gutturale che riempie lo studio. «Sì, cazzo, sì brava puttana, più a profondo, spingi dentro, lecca le pareti ... ahhh, proprio lì...»
Inizia a spingere i fianchi, cavalca la faccia di Michela con ritmo crescente, il culo muscoloso che si contrae ad ogni movimento. «Senti come sono bagnata? È tutto per te, schiava. Per la tua lingua da leccaculo. Più forte, succhia, fai vibrare quel piercing sul mio clitoride... oh merda, sì...»
Le mani possenti afferrano i capelli di Michela, la premono più forte contro la figa, la soffocano completamente. «Non respirare se non attraverso la mia figa, troia. Bevi i miei umori. Sei il mio trono ora.»
Io accendo l’ago: il contorno dell’occhio di Daniela, linee precise sul seno destro. Il primo tocco è un bruciore lancinante. Michela urla contro la figa della macellaia, la vibrazione che si propaga diretta sul clitoride.
La donna impazzisce: «Cazzo, urla ancora, sì, vibra così, mi fai venire ... ahhh, troia, più forte, sto venendo!»
Sporge i fianchi in avanti, si contrae tutta, un gemito rauco e profondo: «Vengooo ... bevi tutto puttana, ahhhh!» Schizza forte, getti caldi e salati che inondano la bocca di Michela, colano sul mento, sul naso. La macellaia resta seduta, tremando, spingendo ancora per farle bere ogni goccia.
«Brava, hai pulito tutto,» ansima alla fine, alzandosi lenta, la figa lucida e soddisfatta. «La tua Padrona sarà orgogliosa di quanto sei brava a far venire le donne.»
Parte 7 di 10
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Delle semplici sessioni per tatuare la devozione di Michela a Daniela, diventano dei momenti perversi che spero possano eccitarvi fino a farvi svenire.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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